Ritorniamo per il nostro terzo appuntamento con il Diamante come ospite d’onore, e questa volta per fare luce su un altra delle sue rinomate “4 C“, ossia i quattro componenti principali della sua bellezza e struttura : il Colore.

Le 4C esprimono la qualità dell’aspetto di un diamante in termini molto precisi, e sono ormai entrate a far parte di un linguaggio internazionale che tutti gli esperti del settore sfruttano per descrivere e valutare i diamanti.

Ciascuno dei C è classificato su una scala e può essere valutato per la qualità. Anche se esiste una terminologia universale e una classificazione standard, essa varia a seconda dell’entità di laboratorio. Le entità più coerenti e quelle da cui si consiglia di ottenere un certificato sono GIA e AGS. Se non esistesse un metodo sistematico per la valutazione e la determinazione di questi fattori, sarebbe impossibile confrontare due diamanti tra loro.

Il Colore

La brillantezza, o scintillio, viene creata dal modo in cui il diamante viene tagliato. Il GIA classifica i diamanti da D a Z, con D che è il più incolore e Z che contiene una tinta marrone o gialla notevole. Il prezzo dei diamanti di solito riflette questi gradi, a volte in modo significativo. Nella maggior parte dei casi, l’occhio nudo non è in grado di distinguere tra due diamanti a colori adiacenti, sebbene la differenza di prezzo possa essere significativa.

L’aspetto più critico è determinare se appare incolore in relazione alla sua impostazione se volete anche essere certi che un diamante sia privo di qualsiasi colorazione che interferisce con i riflessi di luce.

Ognuna delle lettere della scala non indica un colore ben preciso, ma piuttosto una gamma di colore basata sulla combinazione di tono (grado di luminosità di una tinta) e saturazione (forza o intensità di un colore).
La combinazione di questi due elementi da vita alla profondità della tinta, rappresentante la misura che indica il grado di maggiore o minore visibilità del colore.

Caso a parte rappresentano i cosiddetti diamanti “fantasia” che per poter essere considerati tali devono soddisfare due condizioni:

  • devono essere diamanti di colorazione gialla o marrone con una profondità di tinta più intensa rispetto ad una pietra di paragone di grado Z;
  • devono esibire anche una qualsiasi tinta, diversa dalle tonalità del giallo o del marrone.

Se per quanto concerne i diamanti appartenenti alla “Scala D-Z“, il valore decresce a mano a mano che la loro tinta diventa più evidente, in questo particolare ambito “fantasia“, il criterio si capovolge completamente. Il valore di queste peculiari pietre difatti cresce in proporzione con l’intensificarsi della profondità della tinta.

Nel seguente appuntamento affronteremo la terza delle famose “4 C” del diamante: la Purezza (clarity) !

Arrivederci alla prossima settimana!

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